NO BORDERS – Immigrazione

No borders, No walls, but with Respect
di Rosamarina Maggioni

L’immigrazione, ossia lo spostamento di persone da una nazione all’altra, è un fenomeno di cui, soprattutto negli ultimi anni, si sente parlare molto. Si dice che sempre più persone stiano cercando di raggiungere le coste del nostro Paese e in generale dell’Europa. Quello che spesso e volentieri non si dice, però, è il motivo per cui queste persone lasciano la propria terra, i propri familiari e i propri averi per salire, assieme ad altre centinaia di persone, su una barca che li dovrebbe portare in una nuova nazione, verso una vita incerta, ma con la speranza che sia migliore di quella che si è lasciata. La gente non pensa a questo e quello che percepisce è un’invasione dei nostri territori, un pericoloso superamento dei confini del nostro Paese. Ma è davvero questa la realtà? E’proprio vero che i confini che noi abbiamo delineato nel corso della storia stanno subendo una sorta di assedio? A primo impatto potrebbe sembrare di sì. Ma se così non fosse? La verità è che noi abbiamo questa impressione perché la nostra è un’epoca di contraddizioni. Diciamo di voler creare un mondo libero, dove le differenze, di qualsiasi genere, vengano superate e dove il fatto di essere umani venga prima del fatto di appartenere a una determinata nazione; l’Europa è l’esempio di questa visione. Tutto questo, però, deve avvenire nel rispetto delle leggi, delle usanze, dei costumi e della cultura del paese che accogli i migranti e nell’accettazione da parte loro del fatto di trovarsi in un luogo dove le regole sono state sancite in base a criteri ben definiti e che, di conseguenza, vanno accettate come tali. La contraddizione, a questo punto, sta nel fatto di aver creato un territorio al cui interno la circolazione è libera, ma che al confine erige muri di separazione. Siamo al punto di partenza, le differenze ci dividono. Come se l’89 non ci fosse mai stato e il Muro non fosse caduto, come se il “Io e te siamo diversi perché io sono qui e tu sei lì” fosse diventata la regola aurea per preservarci dal “diverso”. Questo è giusto o sbagliato? Necessario o non necessario? Ciascuno deve riflettere e trovare una propria opinione, tenendo in considerazione il fatto che noi italiani in primis siamo stati degli emigranti, accolti in nazioni che non erano l’Italia e che, ora come ora, il nostro Paese, proprio perché ha vissuto questa  esperienza sulla propria pelle, si sta impegnando più di ogni altro per fare in modo che queste persone vengano aiutate. Detto questo la differenza di base tra persone di diverse nazionalità sta nella cultura, e non è giusto voler cambiare una persona, imponendogli la propria, perché sarebbe un’inaccettabile forma di prevaricazione. Tuttavia, per una convivenza pacifica, ci si chiede se queste diversità radicali possano essere superate. Quello che credo si dovrebbe fare è integrare chi è diverso da noi, guardando oltre le differenze che, a volte, possono spaventare, ma che ci arricchiscono come persone e ci consegnano una visione del mondo diversa dalla nostra, che può aprirci la mente verso nuovi orizzonti. Perciò, vorrei darvi lo spunto per una riflessione che può sembrare banale, ma che sta alla base di tutti i problemi e le contraddizioni legati all’immigrazione: se fossimo noi a dover andare via dall’Italia, come ci comporteremmo? Cosa saremmo disposti a fare pur di trovare una terra in cui vivere meglio? Come vorremmo essere trattati dalla nazione che ci ospita? Tutte queste sono domande che noi, ora come ora, dovremmo porci, per capire meglio come affrontare il problema dell’immigrazione. Ma l’immigrazione è davvero un problema? L’uomo, come tutti abbiamo studiato a scuola, è nato nomade, viveva di ciò che raccoglieva e per questo aveva la necessità di spostarsi in continuazione. Ad un certo punto della storia però, ha appreso l’arte dell’allevamento e della coltivazione, ed è diventato sedentario, pur conservando la propensione allo spostamento. Le migrazioni, quindi, sono una caratteristica che ci appartiene da sempre. Perché adesso, allora, c’è tutta questa agitazione riguardo questo fenomeno? Cosa è cambiato? L’ economia, come sempre, fa la sua parte, ma ricordiamoci che quello che viene messo in gioco, o potremmo dire in mare, non è della merce, ma delle persone umane con dei sentimenti, dei legami e una storia alle spalle.