Il tema di PortArti 2020. Città invisibili: le città che vorremmo.

Città abitata da persone come noi che ci appaiono però lontane per abitudini, per modo di vestire o di parlare.

A volte passeggiamo per i marciapiedi e non ci accorgiamo di ciò che ci sta intorno, dei materassi gettati a terra, di qualche zaino pieno appoggiato ad un palo, di centinaia di frammenti di vetro vicini al fondo di una bottiglia rotta.

Città invisibile perché è invisibile ai nostri occhi e perché i suoi abitanti non sono i nostri vicini di casa o non è l’amico che abbiamo lasciato al bar questa sera.

Sentiamo però spesso parlare della problematica di queste città. 

L’uomo potrebbe vivere sapendo che davanti al suo portone un altro uomo sta sonnecchiando, senza curarsi delle sue condizioni fisiche e mentali, ma non potrebbe vivere sapendo che quest’uomo rovina il decoro della sua dimora.

Ma come può una città inglobare dentro di sè la sua anima invisibile? 

La risposta forse non esiste e forse nessuno giungerà mai ad una vera e propria conclusione che metta d’accordo ogni cittadino, ma come diceva Calvino riferendosi al suo celebre libro, intitolato appunto “le città invisibili”, “questo libro è fatto a poliedro, e di conclusioni ne ha un po’ dappertutto, scritte lungo tutti i suoi spigoli”, bisogna solo sapere dove cercarle.

Arianna Camera, Direttrice del giornale Quinto Piano